Diritto alla città: corpi, pratiche e politiche

9 Aprile 2019 dalle ore 14:00 alle ore 16:00

SEMINARIO DI DIPARTIMENTO CPS

 

Fabio BERTONI

Università di Padova 

 

Pratiche effimere e riappropriazione della città: il caso padovano tra normalizzazione, politiche del decoro e forme di resistenza

Le pratiche sportive e artistiche che si sviluppano in contesti urbani, così come in generale numerose forme di pratiche culturali, ricreative e di socialità, sono soggette a spinte di normalizzazioni sempre maggiori: da un lato, forme di repressione e di contenimento che tendono ad impedirne la pratica e, talvolta, criminalizzare; dall’altro, ancor più forte, un movimento di istituzionalizzazione e commercializzazione attraverso costruzione di siti (skatepark, playground...) e di contenitori (festival di arti di strada, urban culture convention...).

A essere messa in discussione non è, dunque, la pratica in sé, ma la sua modalità di svolgimento e, ancor più profondamente, il rapporto specifico e situato che crea con lo spot in cui viene realizzata e, più in generale, con la città stessa.
A partire da un’etnografia visuale con le comunità padovane di praticanti di parkour, slacklining e giocoleria e arti di strada, svoltasi tra il 2015 e il 2017, il contributo si concentra in particolare, sulle forme di normalizzazione, intese come un assemblaggio di elementi normativi e legali, pratiche di controllo sociale, interazioni quotidiane, street level bureaucracy, tecnologie che si sono articolate intorno alla cosiddetta politica del decoro. Nello specifico, la città veneta è interessante in quanto, in seguito a degli eventi politici e al rinnovamento di regolamentazioni, il processo è stato vissuto come
inaspettato e traumatico per i praticanti delle tre discipline prese in considerazione e ha permesso, con esiti alterni, anche forme di organizzazione e di contrapposizione esplicitamente “politiche”, accanto alla costruzione, individuale e collettiva, di forme di resistenza più minute, rivolte a “lavorare il sistema” istituzionale e il controllo sociale. In questo contesto in forte cambiamento, attraverso le forme con cui continuano a utilizzare spazi urbani con tesi e non riservati, seguendo un senso di autenticità della pratica, sarà proposta una lettura che cerca di connettere l’idea di “diritto alla città” con le pratiche quotidiane delle attività e con le tattiche con cui cercano di situarsi e di legittimarsi al di fuori dalle logiche del controllo sociale. 

 

Nicola DE MARTINI UGOLOTTI

Visiting scientist CPS Progetto di eccellenza Bournemouth University

 

Corpi e città contese:
pratiche urbane, politiche dell’appartenenza e cittadinanza contingente dei figli della migrazione a Torino

Figure emblematiche di quella che Abdelmalek Sayad (2004) ha definito la terza età dei fenomeni migratori, i figlie e figlie della migrazione rappresentano più che mai corpi contesi nei discorsi, nelle pratiche e nelle rappresentazioni politiche e sociali a livello locale e nazionale. Mentre a livello nazionale la diffusione di retoriche identitarie e xenofobe classifica intere comunità (post) migranti anzitutto come un problema di ordine pubblico e come corpi alieni, le leadership culturali e politiche di diverse città basano invece le loro visioni di rigenerazione urbana su immaginari marcati da una celebrazione sanificata del multiculturalismo e di ambivalenti retoriche di inclusione.

Osservando come l’intersezione di questi discorsi configuri le molteplici modalità attraverso cui i corpi dei figli e delle figlie della migrazione vengono allo stesso tempo valorizzati, patologizzati e reificati da parte di attori istitu- zionali e non, questo intervento discuterà la negoziazione di queste dinamiche nella Torino contemporanea, a partire da una ricerca su giovani uomini tra i 16 e i 21 anni praticanti di parkour e capoeira negli spazi pubblici cittadini. Lo studio di queste due pratiche, che collocano in maniera significativa i corpi in relazione con la città e si collocano in maniera significativamente ambivalente rispetto a definizioni di cosa sia (il)legittimo e (in)desiderabile negli spazi urbani, offrirà una prospettiva privilegiata e situata per discutere le mutevoli e contraddittorie politiche dell’appartenenza (Favell, 1999; Yuval-Davis, 2006, 2007) rivolte ai figli della migrazione, nonché la loro cittadinanza contingente nel contesto urbano torinese. Guardare alle tensioni, conflitti e temporanee inclusioni legate ai corpi dei giovani capoeiristi e traceurs negli spazi urbani di Torino permetterà di gettare uno sguardo più ampio sulle contraddizioni e le inquietudini di un processo di trasformazione urbana e sociale tanto celebrato e “inesorabile” quando conteso e diseguale.